Caro diario,
il 18 maggio
scorso è uscito nelle sale cinematografiche il film thriller/horror SCAPPA –
GET OUT diretto dal regista, attore e sceneggiatore statunitense Jordan Peele.
Chris Washington (Daniel
Kaluuya) è un giovane fotografo afroamericano che si prepara per trascorrere il
week end nella tenuta di famiglia della sua fidanzata bianca, Rose Armitage
(Allison Williams). Questo viaggio è in realtà un’occasione per conoscere i genitori di lei, per ufficializzare, in un certo senso, la loro relazione.
All’arrivo alla
mega villa sul lago, Chris avverte già qualcosa di strano e oscuro nell’ambiente
circostante; in famiglia tutti sono
esageratamente e forzatamente affettuosi e acquiescenti come a voler mascherare, forse, il loro disagio nel vedere la loro figlia innamorata di un ragazzo di
colore, i due inquietanti domestici hanno comportamenti sui generis, hanno sguardi sempre inespressivi,
occhi sbarrati e fissi, sembrano quasi telecomandati, come le mogli esemplari
di Stepford nel thriller divertente “La
donna perfetta”.
Tanti e strani particolari andranno a sommarsi, durante questo soggiorno, da convincere Chris ad
allontanarsi il più in fretta possibile da quella casa.
Questa pellicola
sembra un’apparente rielaborazione, almeno nella parte introduttiva,
con svolgimento ovviamente dissimile, di varie pellicole, anche se Chris non è assolutamente lo sfigato
e insicuro fidanzato interpretato da Ben Stiller nel “Ti presento i miei”, né il brillante,
acculturato ed elegante dottore come il Sidney Poitier di “Indovina chi viene
a cena?”.
Il regista
ha scritto un film incentrato prevalentemente sul tema dell’intollerenza, e intorno a questo ha poi costruito il suo film.
Fin dall’inizio
si percepisce questa sorta di paranoia razzista a scapito del protagonista
principale: dallo sceriffo che chiede la sua patente, nel fortuito incidente durante il
viaggio verso la tenuta, anche se sa che non era lui a guidare l'auto, dalle
continue affermazioni pro Obama del padre di Rose, come a voler chiarire e convincere esasperatamente di essere amico e
sostenitore dei neri, dagli strambi comportamenti degli ospiti nei confronti di
Chris durante il tipico raduno annuale degli amici, nella tenuta della famiglia Armitage, dai
domestici neri nella grande casa dei ricchi bianchi: il solito clichè di una
veduta non proprio liberal americana.
La sceneggiatura
ha regalato alcuni momenti di tensione, alcune scene grottesche, altre decisamente
ordinarie e prevedibili ma tra plagi psicologici coercitivi, persone simil
zombie e aperture di crani risulta comunque sempre predominante la satira politica
al suo interno; non tanto mirata a condannare i veri razzisti ma quanto a
deprecare coloro che in apparenza sembrano i più innocui e irreprensibili ma
che si rivelano poi i più pericolosi in assoluto.
Dopo Loving,
Il diritto di contare, Moonlight, A United Kingdom e Barriere anche questo film
và ad aggiungersi alla lunga lista di film con tematiche razziali usciti nelle
sale cinematografiche nell’ultimo periodo sottolineando il clima
particolarmente critico avvertito in America e non solo.
Aspetto
sempre con ansia l’uscita di un bel film passionale, impetuoso e travolgente,
dove non compaiano neanche lontanamente tematiche politiche onnipresenti, che personalmente mi hanno un po' annoiata, ma solo una profonda e appassionata
storia senza messaggi subliminali da interpretare ma meramente incentrata sull’amore che in definitiva è l'unico vero motore
della vita.
KissKiss
🌞Sole



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